Contratto affitto: nullità clausola aumento canone

Con la sentenza 23601, le Sezioni Unite hanno stabilito la nullità dei patti aggiunti a seguito della registrazione di un contratto di locazione di immobile a uso non abitativo. E hanno aggiunto che tale invalidità riguarda solo il patto aggiunto, ma non compromette l’originario accordo. Una decisione che ha esteso il principio ai contratti di locazione a uso non abitativo,riconducendo a unità la disciplina delle nullità dei patti aggiunti in materia di locazione. Un locatore aveva intimato lo sfratto per morosità a una società che occupava dei locali commerciali di sua proprietà giusto contratto di locazione a uso non abitativo.

Secondo il locatore, la società non aveva corrisposto i canoni concordati. La società conduttrice si è difesa riportando di avere regolarmente saldato i canoni previsti dal primo accordo, a suo dire unico valido ed efficace. E il Tribunale ha accolto le domande della conduttrice. In appello l’esito è stato differente.

Il presidente di Sezione ha emesso ordinanza chiedendo alle Sezioni Unite di pronunciare la decisione. La Corte di cassazione a Sezioni Unite,nella sentenza 23601/2017,ha accolto il ricorso della conduttrice. Secondo la Suprema Corte, la sentenza, sempre delle Sezioni Unite, 18213/2015 aveva già esaminato la fattispecie della registrazione di negozi integrativi a esistenti contratti di locazione che comportavano un aumento del canone,decretandone la nullità. Il principio era quello in ragione del quale il negozio successivo alla stipulazione del contratto di locazione a uso abitativo era nullo ai sensi dell’articolo 13, comma 1,della legge 431/98.

Con questa sentenza le Sezioni Unite hanno esteso il principio ai contratti di locazione a uso non abitativo, riconducendo a unità la disciplina delle nullità dei patti aggiunti in materia di locazione.

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